Il futuro della lettura

Posted on 21 settembre 2009 di

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di Clive Thompson, traduzione a cura di “il Cattivo”

Per salvare i libri, gli editori devono passare al digitale, e lasciare che i lettori sblocchino il potenziale della parola scritta.

Quando McKenzie Wark scrisse “Gamer Theory” – un’analisi del perchè le persone si divertano coi videogiochi – Harvard University Press la pubblicò nel tradizionale formato cartaceo. Ma Wark la mise anche in rete tramite CommentPress. La libera struttura del blog permise la creazione di una serie di conversazioni sul libro; ogni paragrafo poteva generare un topic di discussione per i lettori. Infatti centinaia di persone vi parteciparono, e in poco tempo “Gamer Theory” diede inizio a scambi eruditi su qualsiasi argomento, dal mito della caverna di Platone alle idee di Schopenhauer sulla noia. Sembrava tanto una grande e concitata conversazione di Twitter quanto un libro. “Tutto questo perchè l’abbiamo reso aperto ed abbiamo dato ai lettori un modo per interagire tra loro”, afferma Wark. “Ha cambiato il modo in cui la gente legge un libro”.

I libri sono l’ultimo baluardo del vecchio modello di business – l’unico grande mezzo di comunicazione che non ha ancora abbracciato l’era digitale. I portavoce degli editori e degli autori hanno generalmente rifiutato di mettere i libri online, temendo che il contenuto possa essere “napsterizzato” (vedi Napster). E il loro terrore è comprensibile, dal momento che l’industria editoriale è in grossi problemi finanziari, alle prese con licenziamenti e piani di ristrutturazione. I critici letterari sono preoccupati: i libri possono sopravvivere in questo universo multicanale al fianco di strumenti come Facebook? Domanda alla quale rispondo: certo che possono. Ma solo se gli editori adottano la prospettiva di Wark e procurano ai lettori nuovi modi di relazionarsi con la parola scritta. Dobbiamo smettere di pensare al futuro dell’editoria e pensare invece al futuro della lettura. Ogni altro modo di comunicare che è passato al digitale è stato trasformato dal suo pubblico. Ogni volta che un articolo di giornale, un filmato televisivo, un post di un blog, un documento governativo vanno in rete, i lettori iniziano a commentarli sui blog, tagliando le loro sezioni preferite e diffondendole. L’unica ragione per cui coi libri non accade la stessa cosa è che questi sono prigionieri dell’inchiostro sulla carta. Liberate loro, e libererete il pubblico. BookGlutton, un sito lanciato l’anno scorso, ha messo online 1660 libri e ha creato strumenti che permettono ai lettori di formare gruppi per discutere dei loro titoli preferiti. Nel frattempo Bob Stein, un veterano dell’editoria internet dai tempi dei CD-ROM, metteva in rete il libro di Doris Lessing “the Golden Notebook” con un elegante sistema di commento e ingaggiava sette scrittori per leggerlo in collaborazione.

Questa mossa non dovrebbe apparire sorprendente. I libri hanno una tradizione secolare di annotazione e commento, che si estende dal Talmud e dalla critica scolastica ai club letterari e ai margini. Stein crede che se i libri fossero disponibili gratuitamente in formato digitale, questo potrebbe produrre una classe di “lettori professionali” – critici dalle opinioni così interessanti che paghereste per scaricare i loro appunti. Suona improbabile? Esiste già nel mondo reale: la ricercatrice della Microsoft Cathy Marshall ha scoperto che gli studenti universitari studiano attentamente i libri usati prima di comprarli, perchè vogliono acquisire gli appunti più interessanti.

La tecnologia è qui. I “nerd libreschi” in questo periodo stanno lavorando su linguaggi simili all’XML che permetterebbero di creare terrificanti sistemi di linking. Immaginate un mondo in cui c’è un URL per ogni capitolo e paragrafo di un libro – addirittura per ogni frase. I lettori potrebbero indicare le loro sezioni preferite in un update o un messaggio istantaneo di MySpace o rispondere ad una discussione linkando i passaggi più arguti i un recente best seller. Questo faciliterebbe moltissimo ciò che i bibliofili chiamano “scoperta del libro”. è molto più probabile che voi veniate a sapere di un determinato libro se un vostro amico ha riportato un paio di frasi brillanti in un update di Facebook – e se ne venite a sapere, sarà molto più probabile che compriate il libro nell’edizione cartacea. Già, infatti i pochi editori che hanno provato a distribuire copie digitali (soprattutto nella fantascienza) hanno scoperto che hanno finito per vendere più copie cartacee, perchè i loro libri vengono scoperti da più persone.

Non sto suggerendo che i libri debbano sempre essere “sociali”. Uno dei principali piaceri di un libro è la solitudine mentale, quella profonda e calma immersione nei pensieri dell’autore – e nei vostri. Questo piacere non sta scomparendo. Ma i libri sono stati tenuti in ostaggio fuori dalla rete per troppo tempo. Portarli al digitale sbloccherà il loro vero valore nascosto: i lettori.

                                                                    (articolo tratto da Wired USA, June 2009)

Cosa ne pensate? Il mercato letterario è effettivamente quello in cui la penetrazione delle tecnologie di libera condivisione diffusesi grazie alla rete è praticamente inesistente, e quando esiste si tratta di progetti poco rilevanti, per dimensioni e impatto sulla pubblica opinione, rispetto agli altri media. Il commercio online dei libri è la soluzione? I lettori professionali permettono veramente di realizzare un modello di business in cui le opere siano disponibili gratuitamente su Internet? diteci cosa ne pensate…..

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