Chiedi scusa al morto

Posted on 13 settembre 2009 di

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Alan_Turing

Sulle pagine del Daily Telegraph è uscita, nei giorni scorsi, una “lettera di scuse” postuma ad Alan Turing (1912-1954), scritta dall’apprezzatissimo primo ministro inglese Gordon Brown. Turing fece parte del team di matematici che, a partire dalla base di Bletchley Park, decodificarono i messaggi scritti dalle macchine tedesche Enigma prima e durante il secondo conflitto mondiale; progettò primi particolari modelli di macchine, che ne hanno fatto uno dei pionieri dell’intelligenza artificiale. A lui si deve, nello specifico, l’ideazione di un modello ideale di calcolo concretamente applicabile, la cosiddetta “Turing machine”, la cui particolare struttura pone il suo inventore fra i precursori dei costruttori di moderni computer (per i dettagli tecnici, sui quali non ci pronunciamo, rimandiamo al link).

Che ha fatto, dunque, un cervello di tale portata per meritarsi tali e “tante” scuse, addirittura dal primo ministro? Ha, molto semplicemente, avuto tendenze sessuali poco gradite alla legge britannica post-vittoriana.

“Sodomy”, “Indecency”, gli stessi crimini che avevano colpito, all’inizio del secolo, Oscar Wilde, furono la causa del crollo psichico di Alan Turing. Nel 1952, secondo una legge risalente al 1885 (altro che codice Rocco!), il matematico fu condannato per il reato di indecenza, avendo oltraggiato la rispettabile morale del Regno Unito: riconobbe, durante un’indagine, di avere una relazione con un ragazzo di diciannove anni. Fu costretto a scegliere tra la prigione e la castrazione chimica: optò, soffrendo, per la seconda, e fu sottoposto a una serie annuale d’iniezioni di ormoni femminili che, oltre a propriamente “castrarlo”, gli provocarono una serie di sconvolgimenti fisici (per tutti i dettagli rimando alla già linkata voce di Wikipedia). Psichicamente e fisicamente alterato, Turing si uccise due anni dopo con una mela avvelenata (letteralmente).

Oltre al danno, però, non può mancare la beffa. 57 anni dopo il primo ministro Brown, spinto da una petizione online firmata da qualche personaggio famoso, spaccia calde scuse; elogia il “brillante” lavoro matematico di Turing, critica l’omofobia e il trattamento “unfair” (notare quale squisito termine utilizzi, come fosse stata semplicemente una mancanza di cortesia nei suoi confronti) riservatogli; ma sopratutto si dice “orgoglioso” di chiedere perdono a un “vero eroe di guerra”. Così Turing, il genio matematico, diventa Turing il bravo decodificatore, l’eroico cittadino inglese devoto alla patria che ha avuto la sfortuna di cadere vittima dell’omofobia legale. Dove sono gli altri meriti scientifici? Dov’è la sua vita psicologica ed emotiva?

Tutto questo ha un preciso significato, malcelato e un po’ triste. La popolarità di Brown, in caduta libera, necessita di ossigeno:  il ministro esalta la lotta dell’Inghilterra contro  “the darkness of dictatorship”, contro il fascismo e i brutti cattivi, e ricerca un po’ di caloroso nazionalismo a buon mercato. La scienza di Turing pare essere una vittima di questo indegno tentativo:  le scuse di Brown, ironia della sorte, scivolano su una tomba fredda incapace di parlare, e non vi sono parenti o eredi che possano raccoglierle o accettarle. Chiedere scusa, campare per aria parole di gioiosa riabilitazione, è privo di senso: occorrerebbe piuttosto ammettere la colpa passata, vergognarsene, e andare avanti.  Ancora più divertente è, a questo proposito, l'”orgoglio” del primo ministro, che gonfia le penne solennemente per meriti e motivi inesistenti, invece di fare ciò che solitamente fa chi chiede scusa: guardarsi le scarpe, abbassare la voce, magari arrossire. Pessimo tentativo, Gordon, pessima recitazione. Questo bell’ottimismo, in tempi di crisi di denaro e consensi, suona un po’ squalliduccio. Peccato che ci sia andato di mezzo il rispetto per una figura scientificamente dignitosa.

Il Buono

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