Commercio di spose-bambine in Afghanistan

Posted on 24 agosto 2009 di

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Traduzione in italiano: Uno dei padri mi ha detto a un certo punto: “Pensi davvero che voglia vendere mia figlia ad un’età così giovane?” disse “è che devo dar da mangiare agli altri bambini”. Erano i genitori che si riferivano a questa attività chiamandola “vendere i propri bambini”, non sono io che mi sono inventata il termine. Penso, sì, che amino le loro figlie, ma allo stesso tempo non penso che diano loro tanto valore quanto ne danno ai figli maschi, e penso che le vedano in un certo senso come una loro proprietà privata. [schermo scorre appare foto con uomo al centro, due donne ai lati, quella sulla destra ha in braccio un bambino] In questa foto si vede una giovane donna di 13 anni. Lui era un contadino e ha giocato d’azzardo con il padre di lei, il quale aveva perso la scommessa. Allora andarono dal consiglio tribale, il quale aveva decretato che siccome lui non poteva pagare il debito, allora avrebbe dovuto dargli sua figlia. Un altro episodio curioso consiste nel fatto che nonostante Mohammed (l’uomo nella foto, ndt) fosse molto gentile, quando gli chiesi se non gli sembrava che sua moglie fosse un po’ troppo giovane, lui sorrise e rispose: “da queste parti abbiamo un detto: se non cade quando la picchi, è abbastanza grande da sposarsi”. Non capiscono cosa voglia dire di preciso il termine “giornalista”, ma ho sempre detto loro nel  modo più chiaro e onesto possibile che stavo investigando sui matrimoni con fanciulle molto giovani, e nonostante questo spesso erano i membri delle loro stesse famiglie che mi portavano da loro…il mio traduttore è il suo migliore amico…questo tipo era lo zio del migliore amico. Quel traduttore è stato poi ucciso dai talebani, è stato decapitato per aver collaborato coi giornalisti, stava lavorando con un giornalista italiano in quei giorni. [foto scorrono, compare bambina sorridente] Lei era molto giovane; non aveva ancora perso tutti i denti da latte. Era stata promessa in sposa e per il fidanzamento si tenne una piccola festa – nulla di che, la festa consisteva sostanzialmente in lei che giocava rincorrendosi con i suoi amici, e poi sgozzarono un capretto, per rendere il fidanzamento ufficiale. [foto della bambina che si copre gli occhi con le mani] In questa foto sta giocando, e quando stavo facendo la foto, mi ricordo, non riuscivo nemmeno a crederci: lei non aveva assolutamente idea di come la sua vita fosse cambiata quel giorno. Poi ho incontrato Gulan (come si scriverà? Se qualche lettore ha amici afghani è pregato di aiutare), durante il mio viaggio nella provincia del Gora. Sapete, è una provincia molto rurale: non ci sono strade, non ci sono comunicazioni, telefoni, non ci arriva nulla in questi villaggi. Nel vicinato dove vive Gulan non hanno nemmeno un pozzo funzionante. [foto con ciotola in mezzo a un prato] Questa foto risale al giorno del suo fidanzamento, stavamo camminando e lei iniziò a raccogliere delle bacche; prima di allora non l’avevo mai vista sorridere molto, ma in quel momento era tutta illuminata, era di nuovo una bambina, per pochi minuti. Io cercavo di rassicurarla e le chiedevo della scuola…sai, se le piaceva…e a lei piaceva, mi disse che voleva diventare una maestra. E aggiunse che non andava a scuola da due mesi, ovvero quando le giunse notizia che si sarebbe fidanzata. Allora le chiesi cosa pensava del suo fidanzamento, e lei rispose, con incredibile serietà: “come mi dovrei sentire? Non conosco nemmeno quest’uomo”. Avendo un paio d’anni in più penso che lei invece avesse idea di quello che il suo futuro le avrebbe offerto, e del fatto che la sua famiglia non l’avrebbe più protetta – che nessuno l’avrebbe più protetta. La maggior parte degli uomini mi disse che alcune delle ragazze fidanzate non si sarebbero sposate per parecchi anni, ma le donne di famiglia mi presero da parte e mi confessarono che la bambina si sarebbe sposata entro un anno. Un’altra giovane sposa che ho incontrato mi disse che il giorno dopo il suo fidanzamento a suo marito fu permesso dalla famiglia di entrare in casa e di fare con lei qualsiasi cosa tranne di dormire con lei. Lei continuava a correre attorno al letto, scappando impaurita da lui. Anche se gli uomini mi dicevano una cosa, io tendevo a credere quello che mi dicevano le donne, perchè loro sono quelle che l’hanno vissuta. Trovo che le donne costituiscano parte del problema, per il semplice fatto che loro stesse non danno valore nemmeno alla loro propria esistenza. Uno dei problemi che hanno è che le suocere di solito trattano queste giovani spose molto male, ovvero esattamente nel modo in cui loro erano state trattate: è considerato il normale processo. Sfortunatamente queste giovani donne a cui è successa questa cosa probabilmente si comporteranno nello stesso modo; è semplicemente quello che la gente si aspetta che succeda. Mentre ho lavorato a questo progetto ho avuto modo d’incontrare delle donne incredibili, che stavano lavorando al problema del matrimonio infantile. Una di loro – probabilmente una delle donne più incredibili che abbia mai conosciuto – era una donna che faceva la poliziotta nel Kandahar e che faceva questo lavoro da almeno 20 anni. Quando la incontrai le spiegai cosa stavo facendo, e lei disse che sì, il problema del matrimonio infantile era molto presente sul territorio. Una delle notti in cui stavo nel mio hotel mi chiamò e mi disse di andare immediatamente da lei, allora io mi alzai e mi diressi al distretto di polizia. Lei era lì con una bambina di 15 anni, il cui marito aveva ferito lei e sua nonna, quando aveva scoperto che lei stava cercando di visitare sua madre senza il suo permesso. La poliziotta aveva pensato che questo fosse assurdo e mi aveva chiamato per farmelo vedere. Quello che adoro di questa foto è che lei lo sta trattenendo, come per metterlo alla gogna, ma quando le chiesi cosa sarebbe successo al marito lei scosse le spalle e mi disse: “Nulla ovviamente, gli uomini sono re, qui”.  è morta l’anno scorso, le hanno sparato i talebani. Era davvero un tipo tosto però; davvero incredibile. [scorre foto di ragazza molto magra ustionata] Marzia è stata la prima ragazza che ho incontrato che ero sicura si fosse sposata da bambina. In questa foto ha 15 anni, ma si era sposata quando ne aveva 9. In questa foto le stanno ripulendo le ferite dopo che aveva cercato di bruciarsi viva, perchè aveva troppa paura della reazione di suo marito dopo aver rotto il televisore di famiglia. Ovviamente è una cosa decisamente estrema da fare, ma ci dev’essere stata qualche cosa in più che l’ha spinta a fare un gesto del genere, ed è il motivo per cui ho deciso di iniziare a investigare nel campo del matrimonio infantile: cosa poteva essere così orribile nella sua vita da spingerla a darsi fuoco anzichè scappare o resistere? Forse per ignoranza nessuna di quelle che cerca di suicidarsi è consapevole del fatto che non morirà, e che quindi probabilmente sarà sfigurata dopo il tentativo di suicidio, e quindi trattata ancora peggio. Se tua moglie o tua figlia passano fuori casa anche una sola notte la comunità spesso le ripudia: chi tenta di scappare non è il benvenuto a tornare, e spesso le fuggitive vengono anche arrestate e portate in prigione perchè non hanno nessuno altro posto dove andare. Pian piano stanno costruendo dei rifugi per queste donne, questo [foto con tre donne che si abbracciano sulla sinistra, due bambini al centro e uno sulla destra, una donna con un telo azzuro in fondo] l’ha costruito il governo afghano. Ci sono organizzazioni indipendenti…gruppi di persone che stanno cercando di combattere il fenomeno del matrimonio infantile ma hanno molto da fare ancora; e penso che finchè ci sarà la guerra in quelle terre la difesa dei diritti delle donne non sarà mai una priorità. [foto con deserto sullo sfondo, uomini in bianco al centro e davanti a loro un telo azzurro steso per terra] Questo è il funerale di una donna chiamata Roxanna che si era sposata da bambina e poi suo marito andò in Iran e tornò solo molti anni dopo, quando lei si era già ri-sposata. I capi della tribù decretarono che sarebbe dovuta tornare col suo primo marito e lei si diede fuoco. Alle donne non fu permesso di assistere al funerale; dovevano restare nel villaggio, che potete vedere sullo sfondo della foto, perchè considerate troppo emotive per assistere a un funerale – a qualsiasi funerale. Le donne avevano lavato il cadavere, quindi a me sembrava strano che fossero troppo emotive per assistere a un funerale ma non per lavare il corpo di un morto. Non ebbi opportunità di conoscere Roxanna, perchè era già ferita troppo gravemente quando la incontrai; tuttavia parlai con la sua famiglia, che era particolarmente scandalizzata dal fatto che avessi assistito al momento subito prima della sua morte e alla sua morte. Ecco [foto di faccia che spunta dalle coperte con una rosa rossa sotto il naso] questa foto l’ho scattata pochi minuti prima della sua morte. [foto di ragazza con bambino in braccio] Ecco in questa foto quella ragazza sta portando suo nipote in braccio, ma trovo che parli molto chiaro di ciò che l’aspetta. Quando tornerò in Afghanistan mi aspetto che – se riuscirò a ritrovarle – molte di queste ragazze avranno figli, se saranno ancora vive; un altro problema in effetti riguarda la mortalità delle madri, molte delle quali non hanno ancora corpi abbastanza maturi da ospitare una gravidanza. Così alcune saranno vive, altre non lo saranno, e quelle vive avranno sicuramente dei bambini se ne saranno capaci.

Traduzione a cura di “il Brutto”

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