La Lega Nord e il Federalismo in Italia

Posted on 22 agosto 2009 di

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STORIA DI UN PASTRUGLIO MAL RIUSCITO

Quando uno va a dare un’occhiata sommaria alle prime righe della pagina della Lega Nord su en.wikipedia, gli viene da chiedersi perche’ mai ha sempre pensato cosi’ male del Carroccio. La Lega, finche’ non te la vedi davanti, finche’ non la guardi nel dettaglio, sembra quasi un partito decente: un partito federalista, libertario, laico, europeista, capitalista ma aperto alla social-democrazia e al socialismo liberale, un partito che non si fa alleato di qualche lobby o di qualche grande potentato, ma che si e’ fatto da solo e  che mira solo a difendere il proprio popolo. Insomma, in poche parole sarebbe il partito che voterei. Ecco, allora…perche’ alle ultime elezioni europee mi sono otturato il naso di cera e ho votato PD?

La Lega, se uno ci pensa bene, e’ sempre stata vista (molto) male dalla pubblica opinione. Gli elettori di LN, almeno fino a qualche anno fa, si vergognavano di dichiarare in pubblico di esserlo – o almeno, questa e’ la mia personale impressione. La Lega ridicolizzata, accusata, demonizzata. Un general trend, questo, che e’ singolarmente peculiare della Lega; o almeno sono singolarmente peculiari i modi in cui esso viene messo in atto nei confronti della stessa. Mi sono sempre chiesto il perche’ di questa particolarita’ leghista, e l’ultima risposta che mi sono dato e’ piuttosto inquietante. Se c’e’ una cosa vera sulla lega, infatti, e’ che si e’ fatta da sola, senza l’aiuto di uno dei soliti vassalli, valvassini e valvassori italiani (motivo per cui, fra l’altro, e’ cresciuta cosi’ tanto subito dopo mani pulite). Non sara’ mica proprio per questo che i media – da sempre controllati dall’alto, in Italia – non le hanno mai fatto una grande pubblicita’?

Agli interessi forti si aggiunge una sorta di bieco patriottismo/nazionalismo centralista che pervade il popolo di qualsiasi stato che si sia formato accorpando diverse regioni e gruppi etnico-linguistici (Italia, USA, Turchia, Spagna) ed e’ quello del “ah, ma siamo tutti italiani (americani, turchi, spagnoli, eccetera)”. Grazie al cazzo che siamo tutti italiani, ma forse per questo e’ vero che tra un trentino e un siciliano, tra un milanese e un napoletano, tra un basco e un madrileño, tra un turco e un curdo non corre alcuna differenza? Non mi si fraintenda: non e’ per fare alcun tipo di razzismo. Semplicemente, diverse localita’ vengono da diverse realta’ storiche e differenti sfondi culturali – ma che sia ben chiaro: in questo non c’e’ niente di male! Anzi, sono proprio le differenze quelle che ci fanno belli: cosa sarebbe Milano senza la mia bela madunina, cosa sarebbe Napoli senza ‘o sole mio, cosa sarebbe il Trentino senza lo strudel e la Sicilia senza i cannoli? E allora, che cazzo mi vengono a dire che “siamo tutti italiani” come per dire che non siamo diversi, quando in realta’ non solo lo siamo, ma andiamo anche ben fieri di esserlo? Ovviamente, queste sciocche ipocrisie vengono strumentalizzate politicamente per favorire partiti centralisti, un governo piu’ forte e tasse piu’ alte. Eventualmente, scadono anche in deliri populistici.

Eppure, fare un’Italia federale non e’ un’idea che sembrerebbe cosi’ assurda. Non solo per i  motivi storici e culturali evidenti a tutti che rendono l’Italia, dalla caduta dell’Impero Romano in poi, non un singolo blocco etnico, ma piuttosto un gruppo di etnie relativamente simili tra loro; queste differenze culturali esistono, e’ chiaro, ma non sono il punto della questione. Il punto della questione e’ invece strettamente materialistico, ovvero politico ed economico. Gia’ dal XIX secolo, grandi intellettuali del Nord e del Sud si fecero avvocati di federare l’Italia in senso “centrifugo” (letture in proposito qui e soprattutto qui). I vantaggi sono palesi, oggi piu’ che mai. Innanzitutto, al giorno d’oggi, soprattutto all’interno di una grande unione economica come quella europea, e’ molto piu’ conveniente avere uno stato piccolo che uno stato grande; i cittadini hanno maggiore controllo sullo stato , che in questo modo e’ meno potente; il governo ha meno ambizioni in politica estera, il che significa che i soldi pubblici non vanno sputtanati in spese militari ma piuttosto in progetti utili (scuole, ospedali, eccetera); non essendoci frontiere commerciali, non si ha piu’ il problema che avevano una volta gli stati piccoli di avere un mercato minuscolo. I migliori esempi del fatto che, oggi, “smaller is better” si trovano proprio in Europa e sono stati come il Lussemburgo (paese con il piu’ alto PIL pro-capite al mondo), l’Olanda (decimo paese al mondo per PIL pro-capita) e l’Irlanda (considerata nel 2005 dall’Economist come il paese con la migliore qualita’ di vita al mondo). L’ideale, dunque, sarebbe probabilmente una federazione “centrifuga e centripeta” – un’Europa delle regioni, per dire.

Nel caso dell’Italia, poi, aumentare l’autonomia politica e fiscale delle istituzioni locali avrebbe ancora piu’ senso, perche’ risolverebbe la famosa questione meridionale. L’atteggiamento di qualsiasi governo dal 1946 in poi nei confronti della questione meridionale e’ stata quella di tassare il Nord per trasferire i soldi al Sud. Perche’ questa e’ una cazzata? Innanzitutto perche’ prende i soldi dalle mie tasche per metterle in quelle di qualcun altro, e questo – chiamatemi stronzo, ma e’ cosi’ che la penso – mi sta sul culo. In secondo luogo, dare dei sussidi statali servirebbe a migliorare lo stato economico del Meridione se essi fossero dati una o due volte nel giro di decenni. Se un incentivo viene dato ogni anno, non e’ piu’ un incentivo ma un regalo di Natale: puoi star certo che ti arrivera’ sempre. Ora, se chiunque di voi fosse sicuro che ogni anno gli arriva la paghetta, la userebbe per investimenti a lungo termine, oppure la spenderebbe in sigarette e birra? Ovvero, la spenderebbe per comprare la canna da pesca, o per comprare il pesce? OVVIAMENTE la spenderebbe per comprare il pesce, come farei anche io. In terzo luogo, e’ da sottolineare che la situazione e’ ancora piu’ grave di cosi’, perche’ i fondi regalati al investiti nel Meridione sono stati spesso soggetti a clientelismi politici, il che significa che di sicuro non andavano nelle mani di gente onesta e bravi lavoratori – quali moltissimi meridionali senza ombra di dubbio sono – ma in quelle dei soliti quattro papponi. E questo SI’ che fa incazzare.

Introdurre un federalismo fiscale serio (basta informarsi un attimo per capire che quello che la Lega e’ riuscita a far passare qualche mese fa NON e’ federalismo fiscale serio) sarebbe utile non solo per smetterla di finanziare la mafia con i soldi dei cittadini onesti, ma anche per favorire lo sviluppo economico tanto del Nord quanto del Sud. Il Nord, meno tassato, avrebbe ovviamente piu’ soldi da spendere e da investire. Il Sud, per la prima ventina d’anni cadrebbe probabilmente nel panico e nella miseria. Questo, tuttavia, abbasserebbe i salari, attraendo capitali italiani ed europei – che tanto non pagano dazi – e darebbe al Meridione, in un paio di decenni, un’economia che possa competere col resto dell’occidente da pari a pari, un po’ come e’ successo per la gia’ citata Irlanda. Bisognerebbe fare grandi sacrifici – e’ vero – ma piu’ che sacrifici sarebbero investimenti sul lungo termine. D’altro canto, perche’ mai un parlamento di sessantenni, che tra un qualche anno saranno tutti in pensione o all’obitorio, dovrebbe preoccuparsi di investimenti a lungo termine?

Detto tutto cio’, torniamo al punto iniziale: perche’ la Lega, pur presentandosi come un partito federalista, in un paese che ha palese bisogno di federalismo, resta un partito di merda? Purtroppo, la Lega si e’ fatta fin da subito portavoce di un movimento troppo ampio per costituire una parte politica. Non si e’ mai capito che cazzo chiedessero: il federalismo o l’indipendenza? Il laicismo o il cristianesimo integralista? Liberalismo o corporativismo? Economia di mercato o socialismo? Da questo miscuglio indeterminato e’ uscito esattamente cio’ che non doveva uscire, ovvero la Lega che conosciamo oggi: la Lega del razzismo e del protezionismo, la Lega dell’omofobismo e delle fottute radici celtiche che non si e’ mai capito da dove cazzo siano uscite.

La colpa risiede probabilmente in gran parte nelle mani del sig. Umberto Bossi, che, appena entrato nelle dinamiche partitocratiche del Belpaese, si e’ preoccupato fin da subito di rimanere figura di spicco nel proprio partito, per assicurarsi la solita comoda poltroncina. Cosi’, un partito che, neonato al tempo di mani pulite, poteva evolversi in movimento davvero innovatore, e’ stato strozzato dalle mani del Senatur, che si e’ preoccupato di occupare tutte le posizioni sotto di lui con dei perfetti imbecilli, sicuro e tranquillo che non gli avrebbero mai fregato il posto. E c’e’ riuscito bene, il Senatur! Infatti, anche dopo un ictus che l’ha reso un mezzo vegetale, continua a essere la figura di maggiore rilievo della Lega.

Che dire? Poora, poor’Italia.

Good night and good luck

Il Brutto

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